TANINO SEDDA La pittura, le sue composizioni avrebbero certamente ispirato uno dei tanti sogni di Andrè Breton. Rilke in Lettere a un giovane poeta scriveva: "le opere d'arte sono di un infinita solitudine. Niente di peggio che la critica per annunciarle. Solo l'amore può afferrarle, tenerle e giudicarle correttamente". Posso dire che per Tanino Sedda ciò sia doppiamente vero: vero per il concettuale, i cui quadri o le sculture dell'ultimo periodo non sempre offrono una semplicità di lettura, per cui è necessario lasciarsi andare, farsi sedurre dal grande vento dell'estetica, abbandonarsi alle immagini vertiginose, a volte amorose. Vero altrettanto per l'uomo, innamorato dell'amore, come amo definirlo io, la sua arte è un tutt'uno con la vita, e la vita per Tanino Sedda non è altro che amore, per l'arte lnnanzitutto, fedeltà agli amici e, ancora, nostalgia per la sua infanzia e per la sua terra, sospesa tra l'isola e il continente. La nostalgia per Sedda non è che il desiderio di incontrare il mondo, di poterlo vedere, di aderire a qualcosa, di appartenere all'istante. La nostalgia è un desiderio inappagabile perchè l'incontro è impossibile, l'aderire utopistico e l'appartenere fisiologicamente negato all'umano. Tuttavia il mondo a volte si lascia vedere come dice l'amico Umberto Fiori in forma di figura e in essa la nostalgia traspare. Sedda appartiene alle sue immagini, in cui forse è nascosta quell'unica, fragile possibilità di contatto che la nostra estraneità costituzionale può concederci. Franco Resca